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L’attenzione ai dettagli e l’importanza dei rapporti umani. Ciampelli: “Il calcio è molto più del mio lavoro”

L’allenatore Davide Ciampelli è intervenuto ai microfoni di seried24.com per fare il punto sulla sua carriera: “Ho bisogno di allenare in situazioni che mi rappresentino completamente“.

Quando si guarda il proprio lavoro da un altro punto di vista è un’occasione di crescita, anche se per me la crescita più importante avviene sempre in campo. Se però non ci sono le possibilità o le condizioni per farlo, bisogna trovare il modo di farlo in maniera diversa”. Questione di prospettive per Davide Ciampelli, allenatore attualmente svincolato.

Vivere il presente ma con uno sguardo anche al passato, alla strada fatta. Il giovane allenatore umbro sfoglia l’album dei ricordi della sua carriera in panchina. “Ho iniziato il mio percorso nel settore giovanile del Perugia, dalle scuole calcio fino alle primavera. L’esperienza in prima squadra, seppur breve, è stata altamente formativa. Ho visto un calcio di altissimo livello ed è servita per farmi capire che era il momento di iniziare un percorso diverso con le prime squadre. Ho lavorato con Alessandro Nesta, si vedeva un grandissimo giocatore che stava mettendo le basi per diventare l’allenatore che oggi allena in Serie A. Quando arrivano queste personalità il livello si alza per il carisma che portano con sé”.

Nel 2018 Ciampelli lascia la “sua” Umbria e diventa il nuovo allenatore della Jesina, che conduce ad una salvezza tranquilla e all’8°posto finale in Serie D. “È stata un’esperienza bellissima, molto intensa, la prima in una squadra di adulti. Non avrei mai voluto chiuderla perché si stava creando qualcosa di importante. Dopo le iniziali difficoltà abbiamo cambiato marcia in un campionato duro, un Girone F a 20 squadre. Un peccato che sia finita perché a Jesi mi legano ricordi personali stupendi”.

Nell’estate successiva Ciampelli sposa l’ambizioso progetto dell’Anconitana, in Eccellenza Marche. Un’esperienza negativa per l’allenatore che viene esonerato dopo poche giornate. “Non era il momento di fare una scelta del genere, non c’erano le condizioni giuste perché queste piazze pretendono di vincere quando vai ad allenarle, soprattutto in categorie che non le appartengono. Quella invece era una squadra che ogni partita doveva lottare per ottenere l’obiettivo. È stata un’esperienza professionalmente dolorosa ma che personalmente mi ha aiutato tantissimo nel percorso. L’Anconitana ha rappresentato il primo passo falso della mia carriera, ma è inevitabile che ci siano certi momenti per dare poi una sterzata. Mi ha fatto capire tantissime cose, quello che serve in questo mestiere oltre al campo che per me resta fondamentale”.

Ciampelli: “Al Porto d’Ascoli un triennio bellissimo”

Nel 2020 Ciampelli decide di ripartire dal Porto d’Ascoli con cui fa benissimo dando vita ad una delle favole più belle degli ultimi anni. In 3 stagioni guida i biancazzurri alla vittoria dell’Eccellenza Marche e a 2 salvezze tranquille in Serie D. “È stato un ciclo professionale e di vita privata molto forte e intenso, 3 anni vissuti veramente con grande partecipazione. Un’esperienza nata quasi per caso, ma ha dato risultati e creato rapporti umani che mi porto dietro e che mi hanno arricchito sia come allenatore che come uomo. Ho allenato un gruppo di calciatori speciali che avevano la volontà di tornare a essere protagonisti in una categoria superiore. Ho lavorato con uno staff di alto livello e con un presidente ambizioso e passionale (Vittorio Massi, ndr) che non mi ha fatto mancare niente sotto tutti i punti di vista”. 

E poi: “Abbiamo vinto il campionato contro il Fossombrone, proprio a Jesi, era giugno inoltrato, è stato un mese incredibile. Prima avevamo vinto una partita rocambolesca a Valdichienti e da lì è cambiato tutto per i calciatori, per la società e anche per la storia di San Benedetto. Perché poi dal Porto d’Ascoli è nata la nuova Sambenedettese. Un orgoglio che ci portiamo dietro tutti quanti. Alla fine di questi 3 anni quell’energia, quella spinta che ha caratterizzato il triennio si stava esaurendo, è stato un percorso bellissimo. San Benedetto per me ha un valore enorme proprio perché la città e molti dei suoi abitanti hanno protetto me e la mia famiglia e ci hanno permesso di ripartire”.

“Ho scelto il Trestina perché volevo riavvicinarmi a casa. Potevo tornare in panchina ma non c’erano le condizioni giuste”

Dopo l’ottima esperienza al Porto d’Ascoli, Ciampelli capisce che è tempo di tornare in Umbria. Qui arriva la firma con il Trestina, che conduce ad una salvezza tranquilla. “È una realtà solida, sana che viene da molti anni di Serie D. Nel 2023 sono retrocessi con la possibilità di essere ripescati e ho capito che quello era il momento giusto per tornare in Umbria, vicino casa dopo tantissimi anni, proprio perché c’erano le condizioni professionali. È stata un’annata bella e molto positiva, che ci ha visto fino a metà marzo a ridosso della zona playoff. Poi chiaramente come spesso succede in Serie D le realtà piccole, una volta raggiunto l’obiettivo, faticano a mantenere quello standard. Ho avuto l’opportunità di allenare giocatori forti e di conoscere un girone di alto livello, competitivo e diverso per caratteristiche ambientali e di piazza dal girone F”. 

Quando scelgo una società lo faccio se percepisco che posso fermarmi per tutto il resto della mia carriera. Poi le cose vivendole da dentro, sentendole si possono avere sensazioni diverse e ho ritenuto giusto terminare il percorso e insieme al mio secondo Riccardo Bogliari, abbiamo deciso di non rimanere nonostante siamo stati benissimo”.

Sulla possibilità di tornare in panchina già in questa stagione: “Ci sono state delle occasioni ma dopo una riflessione abbiamo preferito non accettare perché non c’erano le condizioni per svolgere al meglio il nostro lavoro. Questo è stato un anno particolare che mi ha permesso di guardare il calcio da un altro punto di vista e ho capito che per questo sport rappresenta molto più del mio lavoro professionale, è un aspetto determinante della mia vita, anche privata. Ho bisogno di allenare in situazioni che mi rappresentano a 360° e quando percepisco che non è così preferisco aspettare. Il rammarico è che proposte belle, interessanti e affascinanti siano arrivate in un momento della stagione particolare, quando alcune situazioni erano già oltre il limite”.

“Credo in un calcio intenso. La laurea in Scienze della formazione mi ha aiutato nella gestione del gruppo”

L’allenatore spiega poi la sua idea di calcio. “L’obiettivo è creare un gruppo di calciatori che vadano forte, che giochino un calcio intenso, di costruzione, verticale, con l’obiettivo di andare subito alla conclusione. Un calcio ordinato, di attenzione e di lavoro maniacale sul centimetro. Cerchiamo di dare questo come messaggio alle nostre squadre”. 

Negli scorsi anni Ciampelli ha conseguito una laurea in Scienze delle formazione e un master in psicologia. Sul rapporto e i possibili punti di incontro e di contatto tra il percorso di studi e la panchina: “Sicuramente mi ha aiutato nella gestione del gruppo e dei rapporti, delle connessioni che si creano tra i calciatori, in campo e fuori che è una parte determinante del calcio. È una cosa complicata, ho sempre cercato di sfruttare il mio percorso di studi nella maniera giusta e corretta. Un aspetto da usare con cautela perché poi si corre il rischio di ridurre tutto all’aspetto mentale. È importante ma non è l’unico perché deve andare di pari passo con quello tecnico-tattico e con quello fisico”.